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02 Gennaio
Steve McCurry è uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea ed è un punto di riferimento per un larghissimo pubblico, soprattutto di giovani, che nelle sue fotografie riconoscono un modo di guardare il nostro tempo e, in un certo senso, “si riconoscono”. Molte delle sue immagini sono diventate delle vere e proprie icone, conosciute in tutto il mondo, a partire dalla ragazza afghana pubblicata dal National Geographic. Alcune mostre di grande successo hanno messo in evidenza vari aspetti della sua attività, ormai quasi quarantennale, ma ogni occasione di esporre trova un suo proprio linguaggio, una sorta di dialogo con gli spazzi che ospitano le immagini, e la tappa di Campobasso vedrà protagonista, con la poetica di McCurry il meraviglioso palazzo della EX Gil. Steve McCurry, in occasione della sua partecipazione al festival di Poietika, ha potuto visitare i luoghi che accoglieranno la mostra restandone completamente affascinato. Steve McCurry Icons è una vera e propria retrospettiva che raccoglie in più di 100 scatti l’insieme e forse il meglio della sua vasta produzione, per proporre ai visitatori un viaggio simbolico nel complesso universo di esperienze e di emozioni che caratterizza le sue immagini. A partire dai suoi viaggi in India e poi in Afghanistan, da dove veniva Sharbat Gula, la ragazza che ha fotografato nel campo profughi di Peshawar in Pakistan e che è diventata una icona assoluta della fotografia mondiale. Con le sue foto Steve McCurry ci pone a contatto con le etnie più lontane e con le condizioni sociali più disparate, mettendo in evidenza una condizione umana fatta di sentimenti universali e di sguardi la cui fierezza afferma la medesima dignità. Con le sue foto ci consente di attraversare le frontiere e di conoscere da vicino un mondo che è destinato a grandi cambiamenti. La mostra inizia infatti con una straordinaria serie di ritratti e si sviluppa tra immagini di guerra e di poesia, di sofferenza e di gioia, di stupore e di ironia. La mostra si completa di un catalogo, “icons” in cui Steve McCurry mi racconta cosa accade nelle sue fotografie, un dialogo alla scoperta di segreti e storie per soddisfare la curiosità dei visitatori che tanto amano le sue immagini. (Fonte: MostrediFotografia.it)
Non solo gli appassionati di fotografia rimarranno attaccati agli schermi il prossimo 10 aprile 2019 a partire dalle 15:00 del pomeriggio, momento in cui, per la prima volta nella storia della terra, verrà mostrata la prima foto in assoluto di un buco nero. Ciò sarà possibile grazie agli studi della NASA americana nonché all’European Southern Observatory (ESO) che dalle 15:00 del fatidico giorno trasmetterà in ben 6 diversi paesi (USA, Belgio, Tokyo, Shanghay, Cile e Taipei) la conferenza stampa in merito all’inedita immagine. Il progetto portato avanti dalla ESO in collaborazione con la NASA denominato “Event Horizon Telescope” ha lo scopo di produrre un’immagine fotografica il più attendibile possibile di un buco nero, corpo celeste mai immortalato prima. Un buco nero, spesso citato in letteratura come nel cinema ma anche nel quotidiano “è un corpo celeste con un campo gravitazionale così intenso da non lasciare sfuggire né la materia, né la radiazione elettromagnetica, ovvero una regione dello spaziotempo avente una curvatura sufficientemente grande, relativisticamente parlando, che nulla al suo interno può uscire all'esterno, nemmeno la luce. La velocità di fuga da un buco nero risulta superiore alla velocità della luce, ma poiché la velocità della luce è un limite insuperabile, nessuna particella di materia o radiazione può allontanarsi da quella regione.” [fonte: Wikipedia”] Come fare quindi ad imprimere un’immagine di questo misterioso fenomeno? La strategia studiata appositamente da alcuni fra i maggiori esperti astrologi e scienziati è quella di osservare con otto radiotelescopi il buco nero in maniera simultanea. Tutti incollati quindi agli schermi in attesa di vedere la fotografia forse più attesa dell’anno.

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